Quando i figli divengono violenti

Un genitore, spesso, di fronte alla crescita di un figlio ha la sensazione di essere un osservatore passivoIl cambiamento fisiologico porta con se trasformazioni profonde sul piano fisico e sul piano psicologico, caratteriale, talvolta con dei passaggi repentini che quasi fanno sentire una madre e un padre incapaci di riconoscere quella persona nuova, trasformata, che si trovano di fronte.

Se questo è un momento abituale, un passaggio in qualche modo atteso del proprio cammino di vita, possono verificarsi delle situazioni limite, nelle quali la conflittualità genitori-figli assume caratteristiche ben più negative ed inquietanti. La violenza infatti può diventare protagonista di queste relazioni, una violenza di tipo psicologico, verbale o fisico, perpetrata dai figli ai danni dei genitori.

Questo fenomeno prende il nome di parental abuse, o violenza filio-parentale ed è purtroppo più diffuso di quanto si possa credere. Alla base possono esservi dei disagi di tipo psicologico, non necessariamente delle problematiche francamente psichiatriche, oppure può fare da corollario a situazioni di abuso o dipendenza da sostanze o comportamentali. In questo caso, gli agiti, le vessazioni, possono essere compiute con la finalità di estorcere del denaro, per far fronte all’impellenza di ottenere la sostanza, oppure per estinguere dei debiti.

Le madri e i padri coinvolti in queste situazioni sono costretti ad attraversare momenti di angoscia, di incertezza, di solitudine e talvolta anche di paura. Non riescono più a stabilire un contatto con chi, poco prima, era loro tanto vicino. Non riescono a riconoscere, a comprendere. Nei sentimenti si fa strada l’ambivalenza, da un lato il desiderio di aiutare, di stare vicini e dall’altro la rabbia, la paura e la sensazione che non ci sia via di uscita.

Per superare queste problematiche occorre comprendere a fondo il significato di quella violenza, capire cosa voglia comunicare e da quale disagio scaturisca. È necessario quindi ascoltare il ragazzo, offrendo un luogo differente rispetto alla famiglia in cui possa esprimersi liberamente. A fianco a ciò bisogna poi pensare all’accoglienza dei genitori, provando a costruire un linguaggio differente che permetta di comprendersi e riconoscersi nuovamente l’uno nello sguardo dell’altro.

Articolo dello psicologo Marco Foglino Gruppo Abele che condivido e divulgo.

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